SEA e Covid-19: come il lockdown ha impattato sugli ads

Il Covid-19 ha avuto un impatto mondiale sulla salute e sul modo di comportarsi di ognuno di noi; oltre a questo ha avuto un impatto importantissimo sull’economia dei vari Paesi, soprattutto sulle piccole e medie imprese e sul loro modo di vendere. Questo è un dato assodato: in tutti i settori si è cercato di reinventarsi e di cercare di produrre e vendere tutti quei prodotti di interesse specifico nel periodo. I grandi produttori hanno messo a disposizione le proprie aziende per il bene comune: sia noti stilisti che piccoli produttori hanno iniziato a produrre mascherine e camici. Accanto a questi inevitabili cambiamenti, abbiamo riscontrato che il modo di comprare dell’utente è radicalmente cambiato: rimanendo a casa per molto tempo ha trasformato il modo di vivere la giornata ricreando per esempio una piccola palestra in casa, seguendo la propria passione per la cucina, la lettura, la cura della persona e altro, con un incremento di vendite per articoli sportivi, elettronica, cosmetica e molto altro.

Dopo aver parlato degli impatti lato SEO, oggi forniamo qualche insight dal punto di vista della SEA.

I business “premiati” e penalizzati dalla crisi sanitaria

Sono stati effettuati diversi studi sui vari settori per capire quale impatto abbia avuto il Covid-19 sulle performance a pagamento: CPC, numero di ricerche, CTR e CR. Come era possibile immaginare, le aziende farmaceutiche o dei settori medici hanno avuto un aumento considerevole in quanto le persone hanno cercato informazioni e hanno prenotato visite mediche in forma privata, invece che in ospedale. Le aziende che si occupano della cura della persona hanno avuto incremento considerevole sia nelle ricerche che nel CR. Il business con un incremento impressionante è quello dei media on-demand; questo risultato era ovvio in quanto rimanendo a casa gli utenti cercano altre vie per passare il tempo nelle proprie abitazioni. Infatti, molti media leader del settore hanno permesso l’accesso alle proprie piattaforme in forma gratuita oppure ha offerti ai propri clienti aree non accessibili con il proprio abbonamento.

Di seguito alcuni dettagli numerici:

  • Aziende non-profit e charity: aumento del 20% nel tasso di conversione e del 23% nel numero di conversioni da campagne sulla rete di ricerca.
  • Aziende farmaceutiche: aumento del 47% nel tasso di conversione
  • Finance: aumento del CTR, del CR e un calo considerevole del CPC.
  • Bellezza e cura personale: aumento del 6% nel CR e diminuzione del 14% nel CPC
  • SPA: aumento del 41% nel CR e diminuzione del 20% nel CPC
  • On-demand media: aumento del 102% nel CR

Le aziende che hanno ricevuto risultati altalenanti sono soprattutto quelle legate al mondo immobiliare: ricerche stabili in termini numerici ma un calo nelle conversioni e un aumento nel CPC. L’utente cerca, si informa ma ovviamente non converte. Stabile anche il modo dell’arredamento.

Il mondo dell’automotive ha avuto un calo molto importante (-30% nel CR) soprattutto nella vendita di veicoli e di accessori mentre la manutenzione ha avuto un grande aumento.

Il mondo education ha cercato di evolversi dirottando verso e-learning e lezioni virtuali.

I business ovviamente colpiti in maniera drammatica sono stati il turismo, i viaggi, il mondo della ristorazione (bar e ristoranti) e dell’edilizia.

Analisi sui nostri clienti con campagne SEA attive

Andando ad analizzare i nostri clienti nel periodo Marzo-Aprile 2020 confrontato con lo stesso periodo dell’anno precedente, possiamo ovviamente confermare quanto detto in precedenza. Il business della cura personale ha avuto rendimenti record con aumenti anche del 300% nelle vendite, che in alcuni casi ha reso particolarmente difficile la gestione del magazzino per mantenere sempre alto lo standard di consegna. Discorso simile per gli e-commerce di prodotti per la palestra (+20%) e dell’elettronica (+100%).

Per il comparto education, abbiamo riscontrato una lieve flessione a Marzo ma con il cambio verso l’e-learning e lezioni a distanza, con un aumento di circa il 10% soprattutto nei paesi limitrofi all’Italia.

Per tutti gli e-commerce per cui gestiamo ads su Amazon, ovviamente, abbiamo riscontrato un aumento considerevole delle vendite su questa piattaforma dato che in un momento di instabilità, Amazon ha sempre rappresentato agli occhi dell’utente il simbolo di una logistica sicura sia in termini di consegna che di sanificazione del prodotto.

In generale, abbiamo riscontrato un cambiamento anche nei termini di ricerca utilizzati. In molti casi le ricerche contenevano la parola “a casa” oppure “in maniera sicura”: questo evidenzia come l’utente finale non abbia smesso di cercare ma lo abbia fatto in maniera diversa a causa del lockdown.

Un plauso a Google, che non ha permesso la speculazione da parte degli inserzionisti bloccando la possibilità di comprare termini come Covid e simili e rendendo impossibile l’utilizzo negli annunci di queste parole, a meno di alcune eccezioni che vedremo nei paragrafi successivi.

Aggiornamenti delle norme di Google Ads per il Covid-19

Il coronavirus ha impattato non poco sulle norme pubblicitarie in essere per Google Ads. Già in precedenza, per molti prodotti ritenuti pericolosi o comunque nocivi o di impatto negativo sulla persona, era vietata la sponsorizzazione su Google ma ora le norme si sono evolute ulteriormente.

Le nuove norme vietato tutti i contenuti che siano speculativi o manchino di sensibilità verso questa epidemia mondiale, quindi le attuali regole non saranno di sicuro quelle definitive ma Google le sta aggiornando in maniera continuativa.

Di seguito le principali norme:

  1. Limitazione della vendita di mascherine che possono essere vitali per gli operatori sanitari. Sono ammessi solo gli annunci per la vendita di mascherine in tessuto e il prezzo viene costantemente monitorato per evitare aumenti illeciti;
  2. Idoneità limitata degli inserzionisti. Sono ammessi annunci di organizzazioni governative, fornitori di servizi sanitari, organizzazioni non governative, organizzazioni intergovernative, inserzionisti di annunci elettorali verificati e account del settore privato gestito che possano vantare uno storico di conformità alle norme e vogliano portare informazioni pertinenti a conoscenza del pubblico;
  3. Garanzia di privacy per gli utenti. Sono vietati targeting per pubblico su argomenti relativi al coronavirus.

Crisi sanitaria e crediti pubblicitari alle PMI

Google in questo momento di estrema difficoltà soprattutto per le piccole e medie imprese (PMI) ha deciso di aiutare proprio queste ultime con un credito in tutto il mondo di 340 milioni di dollari. Questo credito può essere utilizzato liberamente all’interno del proprio account pubblicitario entro il 31 Dicembre 2020. Il credito verrà inserito automaticamente nell’account nella sezione Promozioni e verrà notificato al cliente. L’importo del credito pubblicitario varia in base al cliente e dipende dalla spesa Google Ads passata, dall’indirizzo di fatturazione del paese e dalla valuta dell’account Google Ads fino a un importo massimo di $ 1000.

Per poter essere idoneo il cliente deve aver effettuato spese con un account Google Ads in dieci mesi su dodici durante il 2019 e a gennaio e/o febbraio di quest’anno.

Facebook: anche i Social dimostrano sensibilità

Dato il momento delicato, anche i Social, in particolare Facebook, hanno aggiornato le proprie norme per evitare, come deciso da Google, false informazioni e sciacallaggio su oggetti di primaria necessità. Di seguito i principali cambiamenti sulle norme:

  • Contenuto controverso. I post non possono sfruttare la crisi per scopi commerciali. In particolare, possono essere sponsorizzate le maschere non mediche da account che abbiano uno storico di almeno 4 mesi con limitazione però sul targeting di pubblico. Alcuni prodotti non possono essere sponsorizzati, come il test per Covid o prodotti disinfettanti e/o igienizzanti.
  • Messaggi ingannevoli. I post non possono contenere messaggi ingannevoli su cure o medicine per il Coronavirus.
Sveva Coltellacci Head of SEA